Combattere l’ansia da aggiornamento dell’algoritmo di ricerca di Google.

Combattere l’ansia da aggiornamento dell’algoritmo di ricerca di Google.

A piu’ di tre mesi dall’aggiornamento dell’algoritmo di ricerca della Google avvenuto il 4 Ottobre del 2013, si teme una diffusione pandemica su scala piu’ ampia rispetto a quanto avvenuto in passato della Google Algorithm Update Anxiety (in italiano ansia da aggiornamento algoritmo Google) o anche chiamata GAUA, a fronte di voce ancora non formalizzata di un nuovo aggiornamento a breve termine.

Il disturbo, benche’ somigli ad una burla online, e’ in realta’ una malattia molto seria e studiata da ricercatori dal 2003, data di rilascio di casa Google dell’algoritmo Cassandra. Questa sembra colpire per lo piu’ gli operatori nel settori digitale piuttosto che i possessori stessi dei siti, ed i suoi sintomi si presentano in primo luogo con vampate di calore, mal di testa e/o di stomaco, dolori muscolari, nausea, mal di schiena, vertigini, mancanza di respiro, dolore alle braccia o alle gambe e naso chiuso.
Le motivazioni di questo disordine sono da ricercare nell’effettiva frustrazione da parte degli operatori del marketing digitale di dover, in molti casi quasi completamente, ristudiare le intere strategie di posizionamento a seguito dell’aggiornamento nelle logiche di ranking dettate dall’algoritmo. Questo  per molti esperti di SEO e digital marketers e’ significato una vanifica del lavoro precedentemente fatto e per altri addirittura l’impossibilita’ di poter completare il loro lavoro se il sito e’ stato affetto da una penalizzazione Google.

Le ricerche in questo ambito hanno portato alla luce che i soggetti piu’ colpiti sono proprio quelli che sono consapevoli di aver utilizzato tecniche poco etiche nell’attuazione del loro lavoro, mentre il disturbo difficilmente colpisce gli esperti SEO che seguono effettivamente i principi di qualita’ prescritti dalla Google (per chi volesse approfondire su questo link il testo completo).
Ed e’ proprio da questa constatazione che i ricercatori hanno trovato una “cura riabilativa” per questo problema. Chad Pollitt corrispondente della HubSpot, multinazionale americana leader nel mercato software analitici per il marketing digitale, sintetizza in un articolo rilasciato di recente la cura del problema, da ricercare in un’applicazione etica dei due ambiti principali di una campagna SEO: ottimizzazione on-page e ottimizzazione off-page.

L’articolo completo puo’ essere letto su questo link (purtroppo solo in inglese!)

Laureato in Scienze delle Comunicazioni, laurea quinquennale con 110/110, ha lavorato per un anno a San Francisco nell'ambito del direct marketing, e per due anni presso la direzione europea UPS in Belgio. Nel 2010 apriva con un solo dipendente la IRL Solutions, compagnia di sviluppo web, nel 2013 contava 22 dipendenti ed una sede italiana e una estera grazie a tecniche di web-marketing condotte personalmente. Nel 2014 vendeva la IRL Solutions e fondava il gruppo Posizionati.